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L’ ARTE DI COPRIRSI

La funzione principale dei vestiti è proteggerci dalle influenze ambientali, ma cosa succede realmente nel nostro cervello quando indossiamo i vestiti?

Spesso mi è capitato di ascoltare storie di persone che raccontano come gli abiti indossati nell’infanzia hanno condizionato la loro identità e  il loro modo di relazionarsi con gli altri. 

Ti è mai capitato di guardare vecchie foto e pensare che indossavi dei vestiti veramente terribili?

Probabilmente sono stati i tuoi genitori ad importi un determinato abbigliamento valutandolo “più funzionale” rispetto ad un altro. Non c’è da meravigliarsi, anche mia madre mi faceva indossare quelli che lei chiamava “vestiti di casa” – vestiti adatti per cadere, sporcarsi o strapparsi-mentre giocavo in casa o in giardino. 

Questi vestiti erano solitamente vestiti vecchi, rovinati da qualche lavaggio sbagliato, vestiti di seconda mano o già rattoppati. 

Oggi, che sono mamma, capisco le intenzioni di mia madre di salvaguardare i vestiti nuovi e ottimizzare quelli vecchi, però non ho dimenticato il ricordo di come mi facesse sentire indossare questi abiti. 

Quando indossavo quegli abiti non volevo allontanami da casa perchè mi vergognavo. 

Vergogna e abbigliamento

La vergogna è definita come la paura di essere inadeguati. La vergogna è associata all’azione di coprirsi: il bambino quando ha vergogna si nasconde dietro la mamma.

Coprirsi per nascondere la propria inadeguatezza è la naturale risposta umana ai sentimenti di vergogna. Immagina che uno sconosciuto entri in bagno mentre stai facendo la doccia, la prima reazione sarà quella di avvolgerti immediatamente nella tenda della doccia o di coprire le tua parti intime. 

Studi recenti sulla Embodied Cognition basati sulla fisiologia del cervello (Colombetti & Thompson, 2008; Johnson, 2007) hanno mostrato che i processi cognitivi non sono limitati alle operazioni all’interno del sistema cognitivo, ma comprendono più ampie strutture corporee e processi d’interazione con l’ambiente (Lakoff, Johnson, 1999; Noë, 2004; Clark, 2008; Chemero, 2009). 

«Siamo esseri incarnati (‘embodied beings’), in cui menti, corpi, ambiente e cultura sono connessi tra loro a livelli diversi».Mallgrave (2015)

Il nostro cervello da senso ai nostri sentimenti e al linguaggio simulando mentalmente le azioni ad esso associate. Facendo l’atto di vestire l’emozione umana incarnata è quella della vergogna.

Mentre la funzione degli abiti è facile da comprendere, il concetto di moda è più complesso. 

Il dizionario definisce la moda come “aspetto e comportamento di una comunità sociale secondo il gusto particolare del momento”. 

Secondo la psicologia, la funzione degli oggetti di moda è spesso solo un placebo. Gli articoli di moda sono apprezzati per la loro capacità di consentire a chi li indossa di adattarsi ed essere accettati all’interno di un gruppo sociale. 

Se i vestiti ci coprono dalla vergogna e dal disagio di essere esposti fisicamente alle influenze ambientali, allora forse la moda ci copre emotivamente in relazione agli altri.

Quando si tratta di moda, anche una piccola imperfezione può trasformare un grande abito in uno inappropriato, così invece di avvicinare chi lo indossa a un gruppo di appartenenza sicuro, l’abito provoca disagio e vergogna. 

La vergogna  ha una stretta relazione con il senso di colpa ma, mentre la colpa è legata al comportamento e dice “HO FATTO un errore”, la vergogna parla della nostra identità e dice “IO SONO un errore”.

Sebbene la moda possa essere una fonte di vergogna, può anche servire come uno degli antidoti contro di essa riaffermando la nostra identità.

La necessità di essere accettati

La ONG “Dress For Success” lo illustra magnificamente fornendo abbigliamento professionale alle donne in situazioni svantaggiate.

Considerando il loro a successo nell’aiutare queste donne ad assicurarsi un lavoro, sembra che all’interno degli abiti che indossiamo sia presente il potere di ricordarci chi siamo veramente e di aiutarci ad agire di conseguenza.

Considerato che spesso la moda viene etichettata come qualcosa di frivolo, dobbiamo ricordare la profonda influenza degli abiti sul nostro senso di identità e persino sulle nostre capacità. 

I vestiti sono qui per restare, non solo per la loro funzione pratica, ma ancora di più, perché servono a soddisfare uno dei bisogni umani più elementari: la necessità di essere accettati.

Conoscere e studiare il potere della nostra immagine è un’enorme opportunità e responsabilità per utilizzare ciò che facciamo per influenzare la vita delle persone in meglio.
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