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CLEOPATRA DAVANTI ALL’ ARMADIO: il potere oltre l’abito

Era il 48 a.C. Quando una fanciulla appena ventunenne si prepara ad un incontro ufficiale che cambierà le sorti del mondo intero, non soltanto della sua vita. 

Dopo una lunga toeletta, dinnanzi ad un antichissimo prototipo di armadio, aiutata dalle sue ancelle, tante, questa ragazza decide cosa indossare. Sarebbe più giusto dire, decide chi vuole essere e quindi quale abito indossare per il suo ruolo.

Forse immagina o forse no cosa le accadrà, come verrà considerata dal popolo che entro pochi giorni sarà costretto a tributarle omaggio.

Lei ha deciso.

Deve prendersi il suo regno, troppi bocconi amari ci sono stati per lei… La ventunenne bella determinata si chiama Cleopatra e l’uomo che si prepara ad incontrare si chiama Giulio Cesare. Lei non lo sa…ma la vera grande conquista, stavolta, sarà tinta di rosa. 

“Devo mostrarmi padrona, determinata, sicura… Bella, non sarà necessario anche perchè gli dei mi hanno dotata di questo naso così ingombrante e di una corporatura minuta ed esile. Lui, non se ne accorgerà. Io devo diventare regina d’ Egitto, mio fratello mi ha esilita, ma adesso vedrà bene con chi si confronterà, con uno dei più grandi generali del mondo.” 

Mentre pensa, medita, immagina ma è in dubbio.

Lei deve conquistarlo, deve farlo innamorare.

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Le ancelle aprono i suoi forzieri, scelgono le vesti e i gioielli, mentre lei, altera seduta avanti allo specchio si guarda il naso e pensa:  “Non lo noterà. Un uomo di 56 anni che conosce la mia cultura, sa che so parlare 8 lingue è già affascinato di suo. “

Sceglie i suoi unguenti, apre i vasetti, annusa: mirra, sandalo, note opuelente. Lei abbonda, spalma sulle braccia, sulle chiome nerissime.

“Mi farò avvolgere in un tappeto che gli farò recapitare in dono, lo srotolerà e troverà me. Gli chiederò ciò che voglio e otterrò ciò che è mio.” 

Comanda che le portino i suoi gioielli, oro in abbondanza, segno di natura incorruttibile, essere figlia di re considerato divinità, le porta un privilegio non da poco. Lapislazzuli, smalti e sceglie, tra i suoi numerosi, bracciali a forma di serpente.

Il serpente, animale sacro, i romani lo riconoscono già come simbolo di Esculapio, il dio della medicina, ma per gli egiziani è un simbolo di rigenerazione, flessibilità e scaltrezza. Lei ne ha tanta.

Giulio Cesare la vede, avvolta in questa nube profumata, come se fosse una dea. Lei gli parla in latino, lui la porta a Roma. 

Nel suo armadio a Roma non ci sono solo tuniche e chitoni di lana, come le matrone più conservatrici.

Lei osa: seta, meraviglia tessuta che trasforma il corpo in un incanto irresistibile, trucco accentuato nero sugli occhi, astutamente l’attenzione va spostata dal naso e quindi si esaltano gli occhi nerissimi.

Ogni tanto fa ritorno in patria dove veste come un uomo, indossando anche gli attributi del potere maschile. Obiettivo ottenuto, non deve sedurre gli uomini. Adesso deve appassionare i sudditi con l’autorità, perciò gli abiti maschili, e con l’identità culturale, infatti gli parla nella loro lingua, non latino o greco… I sudditi mormorano che lei è la sola sovrana che si è scelta un codice linguistico condiviso e condivisibile.

Ecco cosa sceglie di essere la giovane ventenne, un faro per una rivoluzione culturale, una donna che sfida e che osa.

Una donna sorda alle offese dei romani conservatori “mostro fatale”. Immaginiamo le spallucce, non ti curar di loro!

44 a. C il sogno durò poco.

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Giulio Cesare viene assassinato. Senza perdersi d’animo se ne torna in Egitto, non senza aver caricato i suoi preziosi abiti di seta.

Bisogna studiare una strategia nuova: Roma non è un nemico che ci si può permettere di avere.

“Come si chiamava quel generale, quello fedele di Cesare?!  Ah si, Marco Antonio… eh… Bisogna arrivare a lui. Intanto torno a casa, Cesare mi ha lasciato questo bimbo, sarà il mio alleato sul trono, un figlio non può esser un pericolo per una madre”.

Si guarda allo specchi, .i ventuno anni sono passati:  i capelli sono sempre nerissimi, i profumi non mancano e nemmeno gioielli.

Calza i suoi piedi con infradito raffinatissimi e pensa: “A Roma indossano calzari, pure le donne… senza un minimo di creatività”.

Lei alla sua femminile determinazione non rinuncia ed eccolo il momento che aspettava.

Dopo tanta confusione a Roma, Marco Antonio viene mandato in Egitto, per controllare le province.

“Strano individuo questo Ottaviano, fa sposare sua sorella ad un uomo che odia e poi la fa rimanere sola. Romani…che gente strana!”.

Lei non poteva accettare un compromesso simile, gelosissima quale era, finalmente incontra il generale. Non servono artifici o parole. Per lui è la creatura più incantevole del Mediterraneo e per lei è l’uomo più affascinante di Roma. Donnaiolo, si, ma lei sa come incatenarlo.

Diventano immediatamente Iside e Osiride, mentre a Roma i conservatori gridano allo scandalo.

“Noiosissimi uomini e ancor più noiose le donne, sarà vero che dormono vestite? Bah..” 

Lei si cinge il collo delle sue collane guardandole ammirate pensa: “Come si fa a non apprezzare cose belle così?!” .

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Le arriva la notizia .

Ottaviano dichiara guerra all’ Egitto e Antonio deve partire. L’inizio della fine.

Cleopatra ha quasi 39 anni, il suo trucco, i suoi vestiti leggeri, la sua conversazione cortese e la sua sicurezza, stavolta non la salveranno.

La disfatta arriva.

“No, non salirò sul carro del vincitore in catene. La mia grandezza non può esser schiacciata da questo ragazzo, anche se nipote di Cesare. Non mi avrà. Non può permettersi di portare la gloria dei faraoni in catene ed esporla alle offese.”

Volge il suo sguardo ai suoi amati bracciali a forma di serpente, chiama le sue ancelle: l’ultima toletta dovrà esser impeccabile!

Tessuti preziosi per il suo corpo, ancora nere le chiome, occhi e viso truccati con quei cosmetici di cui lei stessa curava l’importazione dal Mar Morto.

Il serpente. simbolo rigeneratore e di intelligenza, animale scaltro e e sacro, strumento del suo passaggio finale. 

Sospira Cleopatra e sorride: “Di me ci si ricorderà per sempre… e si capirà come la bellezza è subordinata ad intelligenza ed amore per sé.” 

Non camicia bianca o pantalone nero, non tailleur ingessati e seriosi… esser donne di potere è un’attitudine mentale.

Cleopatra ci ha creduto, ogni singolo giorno e la sua gloria è intatta fino a noi. Serie e autorevoli si, noiose eccessivamente no!

 

Chi vuole un bracciale a forma di serpente?

 

Questo articolo è stata scritto da: Maria Elena Iuliano

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